L’Organizzazione Internazionale della Vigna e del Vino (OIV; organismo intergovernativo di tipo scientifico e tecnico, di competenza riconosciuta nell’ambito della vigna, del vino, delle bevande a base di vino, delle uve da tavola, delle uve passa e degli altri prodotti della vigna) ha dato nel 2004 la prima definizione di viticoltura sostenibile, intesa come «Approccio globale alla scala dei sistemi di produzione e di lavorazione delle uve, associando contemporaneamente la sostenibilità economica delle strutture e dei territori, la produzione di prodotti di qualità, considerando i requisiti specifici della viticoltura sostenibile, dei rischi legati all’ambiente, la sicurezza dei prodotti e la salute dei consumatori e la valorizzazione degli aspetti patrimoniali, storici, culturali, ecologici e paesaggistici».

In seguito a tale definizione, sono state pubblicate numerose linee guide sul tema:

  • CST 1/2008: «Guida OIV per una vitivinicoltura sostenibile: produzione, trasformazione e condizionamento dei prodotti»;
  • VITI 422/2011: «Guida OIV di applicazione di una vitivinicoltura sostenibile per la produzione, lo stoccaggio, l’appassimento, la trasformazione e il confezionamento di uva da tavola e uva passa»;
  • CST 518/2016: «Principi generali dell’OIV sulla vitivinicoltura sostenibile – aspetti ambientali, sociali, economici e culturali»;
  • CST 431/2011: «Principi generali del protocollo OIV sul calcolo dei gas serra per il settore vitivinicolo»;
  • GHGAP (Green House Gas Accounting Protocol) che definisce i principi per il calcolo delle emissioni di gas serra nel settore vitivinicolo.

Uno schema riassuntivo relativo all’organizzazione di un piano di sviluppo sostenibile seguendo le linee guida OIV è il seguente:

  • Step 1 – L’azienda valuta tramite indicatori i rischi e le opportunità derivanti dalle proprie attività, considerando il contesto (ambientale, sociale ed economico) in cui opera;
  • Step 2 – L’azienda identifica, pianifica e mette in pratica una serie di attività di sviluppo sostenibile, in un’ottica di miglioramento continuo;
  • Step 3 – L’adeguatezza delle azioni da avviare o intraprese deve essere valutata e monitorata regolarmente nel tempo dall’azienda e/o da organismi esterni (tramite autovalutazioni, indicatori, ecc.);
  • Step 4 – Alcuni programmi di sviluppo sostenibile prevedono il rilascio di una certificazione a seguito del soddisfacimento di determinati requisiti di sostenibilità

Le sfide future

La sostenibilità sarà la sfida per il nostro sistema produttivo agricolo nei prossimi anni, non solo perché sarà sempre più al centro dell’interesse dei consumatori nei diversi mercati di sbocco dei nostri prodotti, ma soprattutto perché lo sviluppo sostenibile implica anche la capacità, organizzativa e finanziaria, di introdurre innovazioni, ad esempio quelle connesse all’agricoltura digitale, utili non solo a ridurre l’impatto sull’ambiente, ma anche importanti per accrescere l’efficienza produttiva delle imprese agricole.

Il rischio è quindi la perdita di competitività rispetto ai sistemi agricoli di Paesi caratterizzati da una organizzazione aziendale meno frammentata, come nel caso della Francia.

Per non correre tale rischio e vincere la sfida della competitività sostenibile servono però nuovi modelli di diffusione delle conoscenze e degli strumenti della sostenibilità. Non più modelli con un approccio dall’alto, che lasciano le aziende agricole di fatto sole di fronte a scelte complesse e con ricadute finanziarie e organizzative rilevanti, ma modelli dal basso, cioè caratterizzati dal protagonismo diretto delle imprese che, organizzate in gruppi territoriali, mettano a punto le soluzioni migliori per il loro contesto, riducendo i rischi attraverso la condivisione di esperienze e risorse.

Le cooperative, che aggregano circa il 50% delle aziende viticole italiane, possono essere le organizzazioni che favoriscono lo sviluppo di un approccio sostenibile dal basso, senza il quale solo le poche imprese strutturate saranno in grado di entrare nell’era della viticoltura 4.0.

Tratto dall’articolo pubblicato su Vite&Vino n. 3/2018
Modelli di sostenibilità nelle aziende vitivinicole
di C. Lazzarin, S. Cechi